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La desiderava. Da anni. La amava da anni. Eppure, ciò che non si può governare, riusciva a mantenerlo al giogo della ragione. Sottomesso, ma indomito. Nulla era più devastante. La felicità impiccata all'albero della paura. La paura di cambiare la propria vita ed essere felice. Sapeva che lei lo amava anche se mai glielo aveva detto. Anche se più di quanto si sentisse amata da lui. Era vita. Lei era vita.
Il fato ineluttabile pareva aver deciso che lei fosse il di lui fine.
E quel "di lui" si opponeva tentando di diluire e stemperare.
Di fronte a lei. Occhi negli occhi, respiro nel respiro le dichiarò il proprio amore con la voce tremula, quasi piangente.
Lei si allontanò. Gli sfilò gli occhiali.
Lo baciò con avvelenata dolcezza.
Lui ricambiò con aspra violenza.
Quando si baciavano il mondo ritornava allo stato primordiale. Una roccia vagabonda. Nel silenzio, nel buio.
Anche se erano tra lenzuola stropicciate davanti allo specchio che li osservava senza pudore. Mentre si sentivano.
Uno dentro l'altra. Una sopra l'altro.
E i pensieri scomparivano.
E tutto scompariva.
E la mancanza di tutto intorno li riempiva.
Lei lo colmava.
Lui la amava.
Senza mai chiedere.